L’attacco ai sistemi di refrigerazione dei supermercati europei riporta in primo piano vulnerabilità note da decenni. Ma dietro il mito dell’hacker onnipotente si nascondono le responsabilità dell’industria del software, le promesse disattese della cybersecurity e un sistema di certificazioni e controlli che privilegia la conformità documentale rispetto alla sicurezza effettiva. Mentre chi cerca di individuare le vulnerabilità rischia ancora conseguenze penali di Andrea Monti – Inizialmente pubblicato su Italian Tech – La Repubblica Leggi tutto “L’attacco ai frigoriferi connessi non è colpa di chi lo ha sferrato”
Possibly Related Posts:
- Il caso Siher e la responsabilità per i commenti online: il confine fra illecito e dissenso politico
- Quando i morti digitali risorgono in tribunale e costringono la corte a ordinare una nuova sentenza
- Caso Revolut: l’estorsione funziona anche se i dati della vittima non sono cifrati
- Il caso Revolut e l’inutile cybersecurity di carta
- Isar Aerospace, Spectrum lancia la sfida per il controllo delle orbite basse
